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Anni

Ed. Crotalo - 1995

La musica ci ha dimostrato più volte come il concetto di tempo valga in termini molto relativi. Esistono pezzi che si bruciano in una stagione e brani destinati a rimanere attuali all´infinito. Allo stesso tempo anche il termine "nuovo" cambia peso in rapporto alle situazioni: è nuovo quello che incontro per la prima volta, che non conoscevo prima, e non quanto è stato edito da poco. Ci sono poi dischi che ti sembrano vecchi il giorno dopo che li hai ascoltati, o che continuano ad essere nuovi, ascolto dopo ascolto.

"Anni" (il titolo non inganni, non si tratta del vocabolo temporale, ma un nome proprio) di Rodolfo Santandrea non è un disco nuovo, storicamente parlando, visto che è stato pubblicato nel 1995, sulla base di incisioni compiute tra il 1989 e il novembre 1994. Ma riesce ad esserlo perchè ci è successo di recuperarlo solo di recente, perchè ad ogni ascolto si rinnova, perchè, forse, contiene qualche briciola d´infinito.

Nel nuovo lavoro, autoprodotto e inciso in proprio, mancano i suoni pieni del disco precedente, ma non pesa il lustro che separa fra di loro le diverse registrazioni qui raccolte. Come segnala la breve recensione della casa discografica Crotalo in Anni si passa da canzoni dure e molto serie a brani istrionici e un pò strampalati fino a ballate fortemente emotive e romantiche": dalla ballabile e rappata "Gloria", al rock´n´roll elettrico di "Clandestino", dal funk´n´blues di "Mille braccia" al sapore retrò e cantautorale di "Hello Dolly" e "Anni".

Tutti presupposti, questi, che autorizzerebbero l´aspettativa di un insieme sgranato e scomposto. Invece l´album è sorprendentemente coerente. Coerente nella continuità musicale con "Aiutatemi, amo i delfini" di cui mantiene i presupposti migliori, ampliando la ricerca musicale verso nuovi orizzonti espressivi, coerente nell´espressione di una reale maturità artistica, coerente nella buona esecuzione musicale e nella ricerca dell´equilibrio musica ­ testo.

Difficile, in considerazione dei tempi vasti di realizzazione del lavoro e dell´avarizia di dati nelle note di copertina (riportano solo i testi e l´indicazione dell´autore, nessuna data specifica per i brani, niente sui musicisti), compiere una circostanziata ricostruzione dei riferimenti artistici. Godibili e maturi i testi, ampia la scelta di argomenti: dall´analisi del dualismo cielo terra in "Gloria", alla, ci auguriamo, profetica "Mister Gligorov", dalle intime e splendide "Sweet Mama" e "Anni", alla politica "Clandestino". Dai medesimi, progressivamente più lontano dal senso malinconico dell´album precedente, possiamo intravedere un Santandrea che guarda ai suoi quarant´anni come al tempo per costruire, nella resistenza, magari, ma comunque nella speranza positiva del fare.



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GLORIA
Il pezzo di apertura è immediatamente avvicinabile a "In cielo, in terra e in hit parade" inciso nel 1991 da Rudy Marra; accanto ad una identica collocazione musicale dei brani, i rimandi fra i due testi sono palesi (dal Gloria a Shiva). Quale fra i due autori sia stato l´originale ispiratore, in assenza di riscontri storici, è difficile dire, anche se, pur confermando la propria singolarità interpretativa, in molti passaggi di "Anni" si respira un certo profumo di Marra. Un odore che, comunque, respiriamo volentieri e che, considerato l´esordiente Rudy del ´91 e il già maturo Rodolfo del 1988, dovremmo definire profumo di Santandrea. Un profumo che amo respirare e trattenere dentro per il coraggio esplicito dei un testo privo di freni ipocriti, capace di un clamoroso "Gloria alleluia all´erotismo di Gesù / che si trasmette in vena e si riceve in TV" comunque non dissacrante perché sostenuto dalla convinzione che "ci vuol l´amore / per farci capire". E allo stesso tempo capace di denuncia: "seduti sopra un mondo massacrato dal danaro / dai giochi di potere e dalla polvere da sparo / è tutta qui la storia qui c´è la pace sulla terra e in cielo c´è la gloria".

ALICE
Ballata intima e malinconica in cui la musica esalta la semplice efficacia del testo "credeva fosse facile e si lasciava andare, e si lasciava vivere (…) e adesso Alice non abita più qui".

RADIO T´IRRADIO
Brano lieve, senza per questo essere leggero. Gioca con il ripetersi di un ritornello che, strizzando l´occhio a Carboni, gioca d´ambiguo sul senso delle onde. "Per voi, se ci siete ancora, / per un minuto o per un´ora / sono ancora qui / per tutti se c´è qualcuno / trasmetto dalla radio / le ultime novità / e la buona musica / stanotte ci fa stare bene"

MISTER GLIGOROV
È il sogno di una comunicazione collettiva "tutte le luci della città si sono di nuovo accese … il confine dell´amore ora se ne va" e reale "non c´è bisogno di teatri, di poltrone / e non ci sono più / sipari o lampadari di cristallo", per un comune bisogno di cambiare "possono bruciare per chi vuole ancora / credere nella libertà / e io ci credo ancora". "Bruceremo come torce / come fiaccole o falò".

MILLE BRACCIA
Sassofono e tastiere si mescolano e fondono con le parole per un risultato godibilissimo. "Cinquecentomila bocche / spalancate dalla fame / sono cinquecentomila / e cercano le tue labbra".

SWEET MAMA
Sentimento allo stato puro: "Non c´è più nulla da aspettare ora / sprigiona tutta la tua luce, dammi la tua luce / perchè non ho più nulla da cercare, ora. / Mi sono sciolto come sale / in questo mare di rifiuti / e ho ritrovato la tua voce / sulla spiaggia, / un pó d´amore in più / e forse un pó´ più d´anarchia / non c´è più nulla da trovare, sorellina mia".

CLANDESTINO
Smontando e rimontando liberamente il testo possiamo lanciare uno sguardo disilluso sul mondo della musica. "non è r´n´r, è un affare clandestino, / fatto di nascosto, una truffa. / E´ una giostra di assassini e di prede crude, / di chitarre dalle voci distrutte, / di puttane, di drogati e di gay, / di cantanti dalle facce rifatte, / rovinati come vecchi play boy".

ANNI
Come Alice e Sweet Mama, Anni non è una canzone ma un piccolo pezzo del grande cuore di Rodolfo. Musica da sentire più che da ascoltare o da capire, inutili i commenti: "ci potranno dire che non era amore / ma noi due sappiamo che si può provare".

CIAO CIAO CIAO
Il titolo ripetuto nel ritornello fa pensare al, buon ultimo, Dalla. Non è così. Santandrea è riuscito qui a sposare un testo drammatico ed una musica lieve e c´è riuscito talmente bene da pretendere un atto d´attenzione attiva, per comprendere lo spessore del brano. "Vorrei essere un pacco postale / per poterti arrivare".



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