aiutatemi, amo i delfini

Aiutatemi, amo i delfini

Dischi Ricordi - 1989

L´album "Aiutatemi, amo i delfini" esce nel 1988 su etichetta Dischi Ricordi (SMRL 6388 1\2), Edizioni Fado\Monna Lisa, produzione Poematica. Contiene otto canzoni, tutte firmate dal solo Santandrea, tranne "La chitarra di Dio", scritta a quattro mani con Giancarlo Alboni. Gli arrangiamenti sono di Poematica, tranne "Un´arancia" di Santandrea e "Un delfino" di Alboni. Nel disco si mantiene una impostazione classica di fondo, ribadita da una scelta a carattere acustico, che privilegia l´uso di strumenti tradizionali (pianoforte, congas, sassofono, violini, viola, …) rispetto ad un periodo storico nella musica italiana che definisce gli anni ´80 come il regno dell´elettronica fatta in casa. L´impostazione operistica della voce scompare per cedere il passo a tonalità oscure e profonde, senza che per questo venga meno l´attenzione lirica al suono delle parole e al modo di porre il pezzo.

Questa nuova scelta di campo se da un lato ha deluso alcuni, dall´altro pone al centro le canzoni, sofisticate e semplici al tempo stesso, capaci di comunicazione poetica ("Un garofano", "Martino e le stelle", "La chitarra di Dio") o, più semplicemente, di colpire l´orecchio ("Un"arancia - wonderful time", "Buona notte e buon Natale").

I testi sono essenziali e stringatissimi, costruiti intorno ad alcune emozioni forti, comunicate in modo tutt´altro che accennato, ma comunque senza fronzoli. Il risultato complessivo è innovativo e gradevole al tempo stesso. Il disco inserisce di diritto Santandrea nel novero del miglior cantautorato italiano, ma lo rende difficilmente classificabile per la sua individuale tipicità.

Gli accostamenti più immediati sono a Battiato (per l´apertura dei testi e alcuni riferimenti ermetici), al miglior Dalla (per la capacità di cogliere alcuni magici temi musicali e umani), a Rudy Marra (per l´uso attoriale e strascicato della voce, a metà strada fra Tom Waits e Leonard Cohen). E´ doveroso osservare però come il primo Marra faccia la sua apparizione sulle scene dell´Ariston solo tre anni dopo la pubblicazione dei "Delfini".



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OCCHI DI SPECCHIO
Cori e controcori, pianoforte e archi si rincorrono in maestoso, progressivo crescendo. Testo essenziale e stringatissimo: "Ma nei miei occhi si riflette limpidasu questi specchi si riflette limpida".

UN GAROFANO
Pezzo quasi cameristico per descrivere la più intima delle emozioni: "E come un amore crescerà / lento, lento, lento, nel tuo seno / e come un garofano cadrà / piano, piano, piano, sul terreno / …. E dal tuo ventre nascerà / come un bambino".

UN´ARANCIA (WONDERFUL TIME)
E´, con "Martino e le stelle" e "Buona notte e buon Natale", uno fra i brani più orecchiabili del disco. Si basa su una melodia semplice e accattivante, ma non per questo banale (in alcuni passaggi richiama "Walk on the wild side") unita ad un testo a metà strada fra l´ermetico e il non sense: "Un´arancia / che ti balla che ti balla nella pancia, nella pancia / un ananasso, e una bottiglia sopra il tavolo / bottiglia tavolo, bottiglia tavolo …. Nel mio bicchiere la tua voce".

MARTINO E LE STELLE
Uno dei tanti esempi di come coniugare poesia e musica: la storia di Martino che, guardando lontano, pescava le stelle, seduto sul bordo del mare, ma al mattino "vendeva le anime quelle più belle che aveva pescato in mezzo alle stelle per farsi pagare".

BUONA NOTTE E BUON NATALE
Coniuga l´atmosfera di ritmiche afro (in coda addirittura un accenno a Day-oh) e violini che richiamano carole nordiche, in quel magico miscuglio di contrari che a Santandrea riesce sempre, meravigliosamente bene. "e io rimango ad aspettare il sole / che domani ti sorriderà / e nel silenzio io rimango ad aspettarlo".

LA ROSSA DEL CREMLINO
Ambientazione russa per un pezzo in cui sulle strofe descrittive vince la forza dei momenti intimi: "E forse forse dovrei dirti / dovrei dirti che ti amo / tirarti il sasso piano piano / per poi nascondere le mani / io forse forse che ti amo / io dovrei dirlo un po´ più piano / per non sentire la mia voce / la voce, la voce".

UN DELFINO
Ci vogliono un cuore ed un coraggio grandi per dare in pasto ad un pubblico indifferenziato un brano di questa intensità. "Io seduto al ristorante / povero delfino / fatto a pezzi dalla vita / come suo destino / io seduto al ristorante con il mio delfino / ho il destino nella zuppa".

LA CHITARRA DI DIO
La canzone si apre con l´inconfondibile chitarra di Goran Kuzminac, che ci regala profumo di strada e dei concerti e si chiude con uno struggente assolo di sax. Nel mezzo una dichiarazione di intenti che si fa missione: "ha detto suona la chitarra di Dio / suonala dove sei partito / dove sei finito / dove ti hanno buttato / bruciato dentro".



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