Santandrea Q disc

Santandrea Q disc

Fonit-Cetra - 1984

Il mercato discografico italiano, fra gli anni settanta e ottanta, sperimentò la formula commerciale del "Qdisc". A metà strada fra il singolo, il vecchio 45 giri contenente due canzoni, e l´album, il vinile 33 giri con, solitamente, 8 pezzi, ha le dimensioni e le caratteristiche di supporto di quest´ultimo, e si distingue dal "Disco Mix" per una questione di "giri" (33 invece di 45) e di genere (musica italiana e cantautorato rispetto alla versione estesa di pezzi dance). La finalità di questa forma di edizione, che ha avuto un discreto successo commerciale per alcune fortunate esperienze live che presentarono i primi esperimenti di concerto "combinato" fra diversi artisti (Cocciante – Gaetano - New Perigeo \ Castelnuovo – Ferradini – Kuzminac) era quella di fornire, ad un prezzo inferiore rispetto a quello del 33 giri, un prodotto più completo rispetto al 45, sondando, con qualcosa di meno impegnativo dell´lp, la risposta del pubblico a nuove proposte.

Nel rispetto dello standard dei Qdisc sono quattro i pezzi che Santandrea propone nel disco d´esordio. Il biglietto da visita proposto al pubblico e alla critica può dirsi comunque sufficientemente rappresentativo dei riferimenti musicali e delle buone intenzioni del nostro. Nelle canzoni troviamo infatti un uso della voce particolare, che vede come riferimenti internazionali Klaus Nomi e Nina Hagen, già diretti o indiretti ispiratori dei primi lavori sperimentali di Giuni Russo (che di Nomi ricorda anche il look) e Ivan Cattaneo (quello splendido, delle origini, che si apparecchiava come pasto completo per il pubblico e negli anni ottanta aveva già intrapreso la svolta elettronica che lo porterà poi al declino delle cover anni sessanta).

La novità individuale di Rodolfo rispetto ai modelli èè, accanto ad un uso personale della voce,intenzionalmente lirico, il respiro cantautorale, che in questo senso lo avvicina ai lavori contemporanei di Alberto Fortis. C´èè voglia di stupire, ma la provocazione non è fine a se stessa, com´era uso del periodo. Non esercizio di stile, o calcolato modo per stupire, cose che, commercialmente parlando, avrebbero potuto anche rendere bene.

Ciò che "frega" Santandrea èè la mancanza di un filtro tra prodotto e mondo interiore: non un personaggio, l´aliena maschera di Nomi, la paramilitare Giuni, il bimbo assassino di Cattaneo, ma piuttosto la persona. Così se Santandrea può permettersi di giocare fra le parole e le acrobazie vocali di "Marta", Rodolfo esce in tutta la sua umanità dentro i versi di "Niente". Questa trasparenza di emozioni è senz´altro il dato più apprezzabile, che si manterrà come forma costante delle produzioni successive, ma ha forse costituito il motivo (qui si giustifica l´uso del verbo "frega" di cui sopra) della sua difficoltà a flettersi alle regole della bancarella.



TESTI DELLE CANZONI freccia clicca per vedere i testi delle canzoni

NOTE ALLE CANZONI freccia clicca per vedere note sulle canzoni

AMSTERDAM
Testo decisamente esplicito, soprattutto considerato il periodo in cui viene pubblicato. "Amsterdam, il quartiere cinese spaccio fiorente / di droga e diamanti ce ne sono tanti di sogni / Amsterdam, vetrine parate a festa di giorno e di notte con pochi fiorini / i vecchi, le donne, i bambini riscoprono l´amore, Amsterdam". Non è certo provocazione formale, questa. Sul fronte musicale da segnalare per la progressiva scalata del pentagramma, partendo dalle tonalità basse iniziali a per le più elevate della parte centrale, e per la presenza di un rap ante litteram, verso la fine della canzone.

MARTA
Propone il Santandrea dell´ambiguo, quello delle filastrocche forbite, che sembrano solo giochi di parole, ma dietro ai quali è saggio il sospetto che si nasconda qualcos´altro: "Marta signore, è morta / può chiudere la porta … dice che il capo mozzo / buttato gli han nel pozzo / No, Marta non è morta / lei ritornerà". Il suono delle parole fa da trampolino di lancio per una voce potente ed agile. Vocalizzi alla Fortis ma con impostazione lirica, divertito utilizzo dei vocalizzi che ricamano sul suono delle parole.

NIENTE
E´ ricordato come il pezzo di punta del lavoro. Arrangiamenti in linea con il gusto del periodo, testo malinconico: "Niente da dire / neanche rifiutare / niente da fare / e tu questa sera non ti lasci accarezzare / mi togli la gioia di amarti ancora". L´interpretazione è a metà strada tra registro lirico e leggero, senza forzature. Il respiro del brano è ampio, sostenuto da una melodia orecchiabile.

SUI MARMI DI CARRARA
"Sui marmi bianchi di Carrara / Apollo si rifletta ancora / e rare volte s´intravede fra l´acanto appassito / … noi siamo la carie della civiltà". La canzone ha la leggerezza dei canoni medioevali, ma si farcisce di cammei presi pari pari dal repertorio classico. Si presta agevolmente come campionario delle potenzialità vocali del nostro, disturbata solo dai colpi di batteria elettrica, si pensi a certe produzioni di Ruggeri, Diana Est, per esempio. Questo richiamo ritmico suona oggi datato, ma era tipico vezzo del periodo.



torna in cima
torna alla discografia